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Coriandoli

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Autunno 2003

L’autunno è il carnevale dei boschi.
Il vento le pungeva il viso, il sole le bagnava i capelli. Iris si sarebbe messa a correre nel giardino, per sollevare frammenti di luce dorata a ogni suo passo, se solo fosse stata ancora bambina. Ma erano molte cose che la se stessa cresciuta si impediva di fare, e ridere tra i coriandoli di foglie cadute rientrava nell’elenco.
Una maschera, una volta indossata, va mantenuta.
Seguì a testa bassa le sue compagne, i libri di chimica sotto il braccio, la mente lontana.
Lui quel giorno uscì dai laboratori come un giullare senza sonagli.
Lo vide afferrare una manciata di foglie secche da terra, lanciarle sulle teste dei suoi compagni, calciarle fino a farle volare dappertutto.
Lei sollevò le sopracciglia, mentre un sorriso si fermava al cuore senza arrivare alle labbra. Un sorriso va lasciato libero solo al momento giusto. Le risate delle sue compagne si mescolavano al fruscio delle foglie, mentre quello strano ragazzo raccoglieva la sua borsa da terra e seguiva la sua classe verso la scuola.
Lo vide chinarsi, a raccogliere ancora una manciata di foglie – e gli altri accelerarono il passo, colmando la distanza con altre risate, e altre risate.
Solo quando lui incrociò il suo sguardo si rese conto che lo stava fissando.
Si voltò dall’altra parte, nell’istinto naturale di chi viene scoperto e vuole fingere che no, non è così.

Quando Adam le passò davanti, quel giorno, lasciò cadere l’intero mucchietto di foglie sulla sua testa.

Era il suo primo ricordo.
Da allora, ogni volta che vedo una foglia caduta, mi torna in mente Adam.

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