Cinquanta sfumature di grigio

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Benvenuti a questa seduta di terapia di gruppo, oggi parleremo di fantasie sessuali. Partiamo subito dicendo che sono una cosa legittima, naturale, che fanno parte dell’essere umano. Anche della versione umana cattolica, sì. Ma c’è un piccolo limite a queste fantasie: è sconsigliato metterle su carta e poi pubblicarle facendole passare per romanzo. Non è carino.

Attenzione: di seguito scostumati e lascivi spoiler!

Ecco, il best seller del momento sembra seguire questa scia. Parlarne è un po’ come tirare un secchio d’acqua nell’oceano, visto che in questo periodo sembra essere sulla bocca di tutti, generalmente divisi tra accaniti detrattori e fan sfegatati. C’è chi lo legge perché lo leggono tutti, chi l’ha letto perché gli interessava il genere, chi l’ha letto per curiosità. Io l’ho letto perché mi interessava sapere cosa avesse di tanto speciale questo libro per guadagnarsi l’etichetta di romanzo-che-tutte-le-donne-dovrebbero-leggere, del romanzo che ha riavvicinato l’universo femminile alla lettura (…), del libro destinato a dare una botta di vita a quest’Italia moralista e bigotta.
Ecco, a mio parere potevamo anche farne a meno.

La trilogia è partita come fanfiction di Twilight (o su Pattinson e la Stewart, non ho mica capito bene, ma del resto me ne frega poco). La trama è molto semplice. Anastasia/Bella è una studentessa universitaria, in procinto di laurearsi. Vive in un appartamento a Portland assieme all’amica Kate, che ovviamente a differenza sua è bellissima, ricchissima, simpatica, spigliata, e chi più ne ha più ne metta. È anche direttrice del giornale scolastico, e finalmente dopo mesi di attesa e insistenze è riuscita a ottenere un’intervista con Edward Cullen Christian Grey, miliardario di Seattle, nonché finanziatore dell’università e direttore di una multinazionale. A ventisei anni.
Il giorno dell’intervista però Kate si prende l’influenza, perciò, ignorando qualsiasi altro giornalista un minimo più esperto che collabora al giornale scolastico, ficca il registratore e la lista di domande in mano ad Anastasia e la manda a fare l’intervista al posto suo.
Inutile dire che Anastasia con Bella Swan non condivide soltanto il nome: anche lei ha i genitori divorziati, ha poca autostima e si vede meno bella di quella che è (poverina: anche lei, come Nihal, ha gli occhi troppo grandi), è goffa e imbranata e inciampa ovunque, e ovviamente è vergine, perché non ha ancora trovato il vero amore a cui concedere la sua virtù. Sì, ha anche due o tre corteggiatori, giusto perché il lettore si renda conto che non è lei che è scialba, è solo insicura, poverina.
Non appena entra nello studio dell’Adone (cit.) coprotagonista, ovviamente inciampa e cade ai suoi piedi, una perfetta anticipazione del resto del romanzo. Fa qualche altra gaffe inutile dovuta al suo estremo imbarazzo nel trovarsi di fronte a cotanto ben di Dio, ma intanto ha già conquistato la sua attenzione, dando inizio a una campagna di stalking che a confronto Edward Cullen pare un dilettante.
Il resto è una marea di cliché messi uno dopo l’altro neanche a farlo apposta.
Si comincia con la menata dello «stammi lontano, non sono l’uomo per te», mentre nel frattempo fa di tutto per incontrarla, cercando l’indirizzo dove lavora, braccandola alla sua laurea, portandola in giro con l’elicottero. Facendo ciao ciao con la manina al vecchio Edward, che si mangia le mani, perché lui all’elicottero non ci aveva mica pensato.
Insomma, mentre dice di voler allontanare Bella/Anastasia la attira dritta dritta nella sua rete, per poi asserire tranquillamente una cosa come «quando scoprirai la verità su di me vorrai andartene».

Ma certo che lei non se ne va, c’è scritto sulla quarta di copertina!
Insomma, Bella scopre che il suo Edward si diverte con una serie di frustini e aggeggi strani (pardon, non sono un’esperta) che tiene nascosti in quella che lei chiama la stanza rossa delle torture, e che ha anche una mania totale per il controllo, tanto da farle firmare un accordo di riservatezza e proporle un vero e proprio contratto per diventare la sua sottomessa. Contratto che lei, peraltro, non firmerà mai, perché l’amore entrerà presto in questa storia lasciando da parte tutto il resto.
Il resto del romanzo è una noia mortale, il che è tutto dire, visto l’argomento. È come se l’autrice si fosse limitata a cucinare un pentolone di minestra all’inizio, andando avanti a servire solo gli avanzi riscaldati fino al finale.
Lo schema è più o meno questo. Prima si ha un attimo di relativa calma, in cui lei è al settimo cielo e piena di grandi speranze sulla loro storia. Poi ha un attimo di sconforto, generalmente determinato da una frase random di lui sulla sua ex dominatrice (una donna che l’ha iniziato alla dolce arte del sadomaso quando aveva quindici anni ma no, dice lui, certo che non è stata pedofilia) o su qualcuna delle sue ex sottomesse. Questo attimo di sconforto è seguito dalle dolci rassicurazioni di Edward – «Voglio soltanto te, Bella», «Tu sei mia», «Cosa mi stai facendo?», e poi sesso, che, per carità, sarà il punto cardine dell’intero romanzo è occupa lo spazio necessario, ma per la miseria, che palle. Cambia di volta in volta solo qualche accessorio, ma lo schema è sempre lo stesso, con tanto di esplosione finale della protagonista, perché un semplice orgasmo è troppo poco. Ovviamente Anastasia è vergine all’inizio della storia, ma diventa praticamente una ninfomane cronica nel giro di un paio di capitoli, con tanto di un lieve disturbo legato all’ipersensibilità: non serve nemmeno che lui la sfiori, le basta che lui la guardi per mandarla diritta nell’iperuranio dell’eccitazione sessuale.
Tra un orgasmo e l’altro arriviamo al finale, che da solo vale tutto il libro. No, non in senso positivo. Se tutto il resto sembrava avere un minimo di senso, l’epilogo è da WTF più puro. Il succo è questo: i due hanno una discussione, che termina sempre sullo stesso punto, il perché Edward non vuole essere toccato (per così dire; a me sembra che lei gli abbia messo le mani un po’ dappertutto, ma se l’autrice dice che lui non vuole essere toccato, sarà vero). Lui glissa, non risponde, cambia discorso, di fa serio – cambia umore al mio stesso ritmo, sarà di sicuro del cancro! – perché ovviamente non vuole rivelarle i suoi traumi nascosti. Sì, è tormentato da un passato oscuro e tristerrimo, serve dirlo?
Alla fine lei se ne esce con una richiesta che ha del surreale: picchiami, così scoprirò quanto male senti quando io ti tocco. Lui, con la grazia di un vero gentleman, la prende a cinghiate sul di dietro. Una volta finito fa per abbracciarla, ma lei esplode in una vera e propria scenata isterica, piange tutte le sue lacrime, gli dà finemente del deviato mentale, lo pianta e se ne va, ignorando i suoi sguardi da cucciolo smarrito che nemmeno Red e Toby arrivano a tanta cucciolaggine.

FINE.

E tu lettore, pensi: il romanzo successivo parlerà di lui che tenta di riconquistarla e di trovare un compromesso tra il suo modo di vedere la vita e quello di lei, che si avvicina di più a due-cuori-e-una-capanna. Ti immagini già le difficoltà che farà lei, perché, per quanto sia innamorata, giustamente non accetta di essere presa a cinghiate sulle chiappe in perfetto stile medievale. Ha i suoi principi, e ovviamente l’amore non può superare diversità così incolmabili.
Beh, è così. Almeno fino a più o meno circa pagina cinque. Poi lui le rivela che ehi, bastava usassi la safeword e io mi sarei fermato e lei fa oh, scusa, me l’ero dimenticata e lui ah, fa niente, mettiamoci una pietra sopra e siamo di nuovo love-love-bomber. E io cercherò di avere la storia d’amore al caffelatte che vuoi tu, piccola. Ma tu, mangia.

Vado avanti ancora per inerzia, non so se riuscirò a finire il secondo libro. Un po’ di curiosità c’è, più che altro perché al punto in cui sono c’è una pazza ex sottomessa armata di pistola che potrebbe, potenzialmente, farli fuori tutti e due. E la speranza è sempre l’ultima a morire.

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  1. Si fa serio*

    “– cambia umore al mio stesso ritmo, sarà di sicuro del cancro! –”
    Questo è interessante, specie per il pezzo prima.

    “Vado avanti ancora per inerzia, non so se riuscirò a finire il secondo libro. Un po’ di curiosità c’è, più che altro perché al punto in cui sono c’è una pazza ex sottomessa armata di pistola che potrebbe, potenzialmente, farli fuori tutti e due. E la speranza è sempre l’ultima a morire.”
    Sono tre libri. E lo sai. Evita di disilluderti in futuro.

    Per il resto… La James ne sa di sadomaso più o meno quanto… quanto te?
    Lei non conosce minimamente le dinamiche di un rapporto del genere, né sa che, alla fin fine, il sesso “vero e proprio” ricopre una minima parte di tutta la pratica sessuale. E spesso non avviene la penetrazione, se il master è uomo. Penso non abbia mai neanche VISTO molta dell’attrezzatura sadomaso.

    Tu, dal canto tuo, mi vai a demolire l’unica cosa credibile di tutto il libro XD
    In un rapporto che include il dolore esiste, sempre, una safeword, per evitare che uno dei due ci lasci le penne. Che Anastasia se la dimentichi è puro retard, ok, ma la colpa, stavolta, è SUA. Ha accettato lei un rapporto del genere, con tutte le caratteristiche che questo comporta. Il dire “basta, mi stai facendo male, smettila” è parte naturale e integrante del rapporto, cazzi suoi se non ricorda una semplice parola. Grey ha svolto il suo ruolo, e le cinghiate sulle chiappe sono quanto di più normale (e banale, e noioso) ci sia in un rapporto sadomaso.
    Lei potrebbe comunque rimanere arrabbiata perché lui non le ha creduto quando gli diceva che le stava facendo troppo male? Forse, ma sarebbe irrazionale. Che, una volta chiarito l’equivoco, i due si rimettano insieme, non mi sorprende più di tanto. E, tranquilla, la dignità della verginella universitaria (esistono anche questi esseri, per quanto rari ù_ù), se n’è andata più o meno al “Cinquanta” del titolo.

    • Non mi illudo. Ma mi piacerebbe facesse loro almeno un po’ male. La speranza è sempre l’ultima a morire, ripeto.
      Anche se in questo caso sta agonizzando da un bel po’.

      Poi.
      La mia critica non andava alla “safeword” in sé, quando al fatto che lei prima si fa prendere volontariamente a cinghiate sul sedere, poi gli fa una scenata dandogli del pazzo, del malato, del deviato e lo lascia seduta stante – quando fino al momento prima era pronta anche a buttarsi nel fuoco per lui -, poi passa cinque giorni a struggersi e a deprimersi, per scoprire che, sì, bastava gli avesse detto “fermati” e lui si sarebbe fermato.
      Questa è l’idiozia.

      E poi, io del sadomaso/bondage non so un cavolo, ma almeno che non si limiti a quattro sculacciate e giochetti erotici con il fustino non credo di averne visti molti in questo libro.
      La dignità della verginella se ne è andata quando ha perso la verginità comportandosi con la disinvoltura di una cortigiana di esperienza decennale. SIGH.

      • ma A MENO che non si limiti a quattro sculacciate e giochetti erotici con il fustino (del Dash? XD) non credo di averne vistO moltO*

        Animo del correttore di bozze a parte, messa come l’hai messa ora la scena perde del tutto la benché minima credibilità. COSI’ non ha senso, come l’avevi messa prima poteva avercela ù_ù

        Credibilissimo avere esperienza pluriennale alla prima volta, guarda…

      • Mah, questo libro perde la sua credibilità alla quarta di copertina, è un po’ sparare sulla croce rossa, in fondo.
        Rimane la soddisfazione che, alla fine, a quella mentecatta non ho dato nemmeno un euro.

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