Il Cavaliere d’Inverno

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Festeggio l’arrivo dell’estate – sì lo so che è cominciata da un pezzo, ma io sono un’universitaria, per me inizia oggi – pulendo per bene l’armadio e tirando fuori gli scheletri.
Questo, per esempio, è uno scheletro particolarmente persistente, ovvero un libro che gronda romanticume da tutti i pori, con due protagonisti credibili quanto è credibile il Vero Amore™, e che, accidenti a me, mi è piaciuto da morire fin dalla prima lettura, ormai cinque anni fa.
Era più o meno questo periodo, tra l’altro. Ero al mare e mentre leggevo ero talmente coinvolta che mi meravigliavo che i miei amici tirassero fuori pomodori e mozzarella per cena, quando lo stato passava solo del pane mischiato a cartone e segatura, e se eri fortunato potevi trovare del brodo annacquato che non sapeva di niente.
Sì, lo so, non serve dire nulla. Andiamo avanti.
Insomma, nonostante il mio ideale romantico sia alquanto contorto e moribondo, e il libro non sia certo il capolavoro del Ventunesimo secolo, è riuscito a coinvolgermi moltissimo.

Partiamo dal titolo. Ovviamente è stato tradotto alla cavolo. L’ho lasciato così perché adoro la parola Inverno, la trovo molto suggestiva, ma il titolo originale è The Bronze Horseman, che richiama direttamente il poema di Puskin, a sua volta citato e ripreso nel corso del romanzo.
Quello che mi ha conquistata dall’inizio è stata l’ambientazione.
La storia comincia a Leningrado, Unione Sovietica, nell’estate del 1940, più precisamente nel giorno in cui il caro Molotov annuncia alla nazione che Hitler li ha presi per il culo tutto il tempo e ha appena dichiarato guerra alla Santa Madre Russia™.
Conosciamo la protagonista, Tatiana, quasi diciassettenne buona oltre il buono possibile immaginabile, che vive in due stanze in un appartamento comune con padre, madre, sorella maggiore, fratello gemello e con i nonni materni. Mentre i genitori accompagnano il figlio a prendere il treno – perché giustamente nel momento in cui scoppia la guerra, per impedirgli di arruolarsi, lo spediscono in campeggio più vicino al fronte – la spediscono bellamente a comprare (da sola) tutte le provviste che può prima che si esauriscano.
Da brava regina del cazzeggio, si siede sulla panchina alla fermata dell’autobus per comprarsi un gelato. Ed è allora che:

Alzando gli occhi dal gelato, vide un soldato che la fissava dall’altra parte della strada.

Il soldato, che risponde al nome di Alexander, si avvicina, le parla, lei si versa il gelato addosso, lo butta, sale su un autobus a caso e lui le va dietro. Fino al capolinea.

Sì, tempo che tornino indietro, tutti i negozi hanno esaurito le scorte. Quindi lui, comportandosi secondo la più irreprensibile etica professionale, la porta a fare rifornimenti al magazzino della caserma.
Da bravo cavaliere, come dice il titolo, l’aiuta a portare tutto quello che ha comprato a casa, ed è allora che ha inizio il dramma. Già perché lui chi poteva essere se non il nuovo ragazzo della sorella maggiore, quello di cui solo quella mattina si era dichiarata innamorata persa.
Da qui la storia prende il via, in mezzo a un crescendo di attrazione reciproca e di amore, con Tatiana che non vuole in nessun modo ferire l’amatissima sorella, la confessione di Alexander di essere in realtà un ragazzo americano che nasconde la sua vera identità per salvarsi il sedere, che il suo migliore amico (così chiamato) conosce la sua vera identità e lo ricatta per avere tutto quello che vuole.
In tutto questo ci sono anche le cose serie.
La guerra è scoppiata, e non è lasciata sullo sfondo come un bieco contorno. La guerra è la terza grande protagonista del romanzo. Ci sono le restrizioni, c’è l’inverno che arriva implacabile, le scorte che non bastano, le persone che cominciano a morire. L’inverno nella Leningrado assediata non è trattato con superficialità, e la grande volontà di vivere di Tatiana che la mantiene in vita può apparire un miracolo, o il destino, ma sicuramente non è la solita strada in discesa che si ritrovano a percorrere molte eroine in romanzi rosa di dubbia credibilità.
Non vado avanti sul resto, anche se alcune parti meriterebbero, per una volta non voglio fare spoiler.
Commento serio: è proprio l’irrealtà di una storia d’amore raccontata in maniera tanto intensa in uno scenario che adoro come la seconda guerra mondiale quello che mi è rimasto dentro di questo libro. Tutto sommato, sepolto sotto il cinismo e i litri di sangue al cianuro, un animo romantico ce l’ho anche io, e mixare i giusti ingredienti può risvegliarlo come uno spirito maligno pronto a infestare il mio cervello.
Comunque nel complesso, con i suoi difetti, non è un cattivo romanzo, anzi, ed è possibile apprezzarlo appieno come una storia romantica in cui il problema non è solo il solito “mi ama o non mi ama”, ma è quello di sopravvivere a una guerra.

E illuminato da pallida luna,
teso nell’alto il braccio,
dietro lui corre il bronzeo Cavaliere
sul cavallo sonoro galoppante

E per tutta la notte il povero demente
dovunque volga il passo,
dietrogli ovunque il bronzeo Cavaliere
con grave scalpito galoppa.

(Aleksandr Puskin, Il Cavaliere di Bronzo)

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  1. Non so, mi sa tanto di Harmony storico D: Credo che se volessi leggere qualcosa di “romantico” e russo sceglierei piuttosto Anna Karenina o il Dottor Zivago (non li ho ancora letti, fra l’altro).

    • So che in diversi l’hanno paragonato a un Harmony, e non hanno tutti i torti, anche se io ho esagerato un po’ nel descriverlo – non riesco a non essere acida e cinica nemmeno con i libri che mi sono piaciuti, sto salendo di livello ^^
      Diciamo che di sicuro non è al livello dei drammoni russi dell’otto-novecento, è un romanzo molto più leggero, deliziosamente curato nella parte storica, ma sempre un romanzo rosa. Niente a che vedere con Tolstoj di sicuro ^^

      • Niente notifica della tua risposta -.- . Più che altro sono le scene a lasciarmi perplessa, non tanto la storia d’ ammoreh in sé. La tizia svampita che si prende il gelato e poi appena vede il fykoh lo fa cadere, il suddetto fyko che è un americano in incognito… Mi pare tutto un bel po’ inverosimile. E non ho capito la storia del fratello mandato in campeggio O.o

      • Mah, le spiegazioni ci sono, e quello che lei prova all’inizio è solo ingenua soggezione, niente a che vedere con Bella che inciampa ai piedi di Edward in prostrata adorazione ^^
        La parte storica è molto romanzata ma non del tutto inverosimile – non è un americano in incognito, ha un’identità russa per salvarsi le chiappe – e in linea generale non fa tutta questa acqua.
        Però è in prevalenza un romanzo rosa, sì, e strutturato come tale.

        Il fratello doveva essere mandato normalmente in campeggio d’estate ma la sua partenza viene anticipata a causa dello scoppio della guerra, per mandarlo lontano dalla città: solo che lo mandano più vicino al fronte…

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