Hyperversum

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Trama (da Ibs.it):

Daniel ha una passione bruciante per un videogioco online, “Hyperversum”, che trasporta la sua fantasia nella storia. Dentro la realtà virtuale ha imparato a essere un perfetto uomo del Medioevo e conosce tutte le astuzie per superare ogni livello di gioco. Una sera, Daniel gioca con alcuni amici e mentre vivono tutti insieme la loro avventura virtuale nel Medioevo vengono sorpresi da una tempesta che li tramortisce: i ragazzi si ritrovano così in Fiandra, nel bel mezzo della guerra che vede contrapposte Francia e Inghilterra. Si apre quindi per loro una nuova vita, nuove strade, un nuovo amore.

Come al solito, spoiler!

Allora, premetto subito che Hyperversum per me è stata una lettura particolare, un po’ come il primo volume di Black Friars. Ho cominciato ridendo.
Solo il mio interesse per la trama – adoro i viaggi nel tempo, e per quanto sia una capra ignorante sul medioevo mi affascina molto  – mi ha spinta ad andare oltre i primi paragrafi. Lo stile di Hyperversum non è a livelli horror, insomma, per quanto non vada fiera di questo ammetto di aver letto di peggio (molto peggio), ma è ben lontano dall’essere stilisticamente accettabile, almeno per i miei standard. Il problema è che gli errori che fa la Randall corrispondono esattamente a quelli che detesto trovare in un romanzo.
Stile.
Il primo, ma non più importante errore è quello della gestione del punto di vista. Quando penso al punto di vista di Hyperversum l’immagine che mi viene in mente è quella di una nuvola, sfuggente, che rimane sospesa sopra un personaggio ma occasionalmente si allarga a quelli che ha intorno.
La storia è narrata in terza persona singolare e, a dispetto di quel Daniel in quarta di copertina, ruota per la maggior parte attorno a Ian, il protagonista assoluto del romanzo. Questo non gli impedisce di sconfinare, spesso verso Daniel, a volte verso altri personaggi. Il fastidio è che lo fa spesso e volentieri all’interno di una stessa scena, rendendo alcune cose di non immediata comprensione e appesantendo la lettura. Non mi piace, quando leggo un romanzo, fermarmi ogni tre secondi a chiedermi a chi appartengono i pensieri che sto leggendo, e questo credo valga per tutti.
Il secondo, e a parer mio peggiore, difetto è quello dell’overdose di emozione. Ogni singola, benedetta sensazione che provano i personaggi deve essere accentuata da una pioggia di aggettivi e avverbi perfettamente inutili.
I personaggi non sono tristi, sono assaliti dall’angoscia. Non scoppiano in lacrime, scoppiano in lacrime disperate. Nei loro occhi c’è il buio, una tristezza infinita che non scompariva mai. O, al contrario, condividono la forte emozione e la gioia straripante.
Qualsiasi emozione viene ribadita con un sacco di parole vuote, alla fine, con il benestare del buon vecchio mostrare. Scrivere di tanto in tanto “si sentiva scoppiare di felicità”, o cose del genere, non è fastidioso, ma in questo caso si è esagerato. Non solo i personaggi si sentono felici, ma anche tra loro vedono i reciproci sentimenti, come se avessero scritto sulla fronte il proprio stato d’animo.
Non mi sembra sbagliato preferire leggere di uno che saltella come un cretino piuttosto che leggere “era al settimo cielo”, n’est pas?
Amore.

«Niente smancerie!» protestò Martin con una mezza smorfia. «Non vi sopporto quando fate i colombi!»

Consolati, Martin. Nemmeno io li sopporto.
L’ambito in cui l’overdose di emozioni raggiunge il suo apice è senz’altro quello dell’ammore. Capisco che l’amore tra Ian e Isabò sia uno dei punti cardine del romanzo, il problema è che è fastidioso. Zucchero, miele, caramelle, il lovvo trasuda come melassa, con qualche luogo comune bello pronto che emerge qua e là.
Ci si lascia sopraffare da emozione indicibile, si sorride con amore, si bacia con amore, si guarda con amore. Fortunatamente si dimostra anche amore, il che lo mette comunque un gradino più sopra ad altri romanzi dove l’amore si esprime solo a parole e non a fatti.
Ma comunque mi si sono cariati tutti i denti.
Ian.
Passo a parlare dell’uomo del secolo, a quanto pare. Verso la fine del romanzo mi aspettavo la notizia che gli avrebbero dedicato una statua.
Ora, capisco che possa aver studiato bene il medioevo, capisco che possa aver fatto esercizi di scherma nel Ventunesimo secolo, ma quanto ho letto che ha battuto lo sceriffo e fatto la figura dell’eroe nel torneo volevo chiudere il libro e non riaprirlo mai più.
Nel complesso la cosa non appare del tutto forzata; almeno la Randall non ha tirato fuori stupidaggini come talento naturale, o sembra nato per giostrare, che l’avrebbero mandata direttamente sulla mia lista nera per non uscirci mai più, ma nondimeno la situazione appare un po’ ridicola.
Ian non ne fa una sbagliata, e qui va bene. Diventa il falco di uno dei feudatari maggiori di Francia, e già qui puzza un po’, ma è un ragazzo intelligente, conosce la storia, salva la bella e ci può stare. Prende il posto del conte cadetto… già qua la mia credulità cominciava a vacillare, ma sono andata avanti. Poteva essere un risvolto interessante, e non del tutto inverosimile.
Quando ha battuto lo sceriffo al torneo mi sono arresa alla grande superiorità di Ian il predestinato, in missione per conto di Dio, e ho aspettato il momento in cui avrebbe potuto fare l’eroe in battaglia. Non sono stata delusa.
Personaggi.
Diciamo che la caratterizzazione non è delle migliori, e che forse l’obiettivo dell’autrice non è andata a segno quando l’unica storia d’amore che mi ha un minimo coinvolta è stata quella di Donna e Etienne de Sancerre.
Daniel è la spalla di Ian, e fin qui ci siamo. Jodie è la sua bella da proteggere, così come Isabeau è la bella di Ian. Martin ha tredici anni ma la Randall lo fa comportare come un bambino di sette. Carl… beh, quando il conte dice a Ian che non c’era da fidarsi di lui, perché era troppo spaventato per mentire come si deve, ci ho sperato, in un rovesciamento inatteso della situazione. In questo caso sono stata delusa.
I personaggi che mi sono piaciuti di più sono stati in definitiva i compagni d’arme di Ian, almeno mi hanno strappato qualche sorriso.
Predestinazione.
Una cosa che non mi è dispiaciuta particolarmente è il collegamento tra l’Ian del futuro e Jean Marc de Ponthieu, e come Ian scopra che era tutto collegato in un cerchio, nel compiersi del suo stesso destino.
Come dice Ryuk, le donne si lasciano abbindolare in fretta quando parli di destino, e mi sembra pure giusto. Comunque, a parer mio avrebbe potuto essere trattata un pochino meglio. Ma mi riservo di leggere il secondo libro per vedere come prosegue la faccenda.
Comunque, al di là di tutti i difetti oggettivi, ci sono anche alcuni pregi.
Ambientazione.
Sono partita con i piedi di piombo. Ho avuto esperienze letterarie con mondi letterari con meno verosimiglianza di una fanfiction di Twilight, con medioevi fittizi in cui mancava solo il phon, e lo stile non mi faceva pensare di avere sottomano un capolavoro. Non ero sicura, quindi, di quanto potessi fidarmi dell’ambientazione.
Alla fine questo si è rivelato uno dei pochi punti di forza. L’ambientazione è accurata, ben descritta senza essere pesante, e sembra di essere davvero nel medioevo, e non solo in un mondo zuccheroso simile a quello che potevi aver studiato alle medie.
L’unica mia perplessità riguardava il fatto che la lingua francese parlata nel tredicesimo secolo potesse essere la stessa studiata sui libri nel ventunesimo, ma non ne ho sinceramente idea, quindi non posso dire se sia un errore o meno.
Comunque la sensazione generale, da ignorante, è stata molto positiva.

Sempre in generale, posso dire che nonostante tutto è uno di quei libri “mediocri” che mi è piaciuto.
All’inizio ho fatto fatica a ingranare, ma poi nonostante tutto mi sono appassionata. Mancava un po’ quella sensazione di dubbio, nel senso che mai ho smesso di credere che Ian se la sarebbe sempre cavata, ma un po’ di apprensione per gli altri c’era. Un po’ scema io, dal momento che tutto portava al vissero tutti felici e contenti, ma diciamo che la scena della battaglia di Bouvines un po’ di sana ansia me l’ha data, nonostante sapessi già, fatto storico, come sarebbe andata a finire.
A conti fatti, posso dire tranquillamente che nonostante tutto mi è piaciuto, e mi ha lasciato la curiosità di leggere il seguito.
Chiudo con un commento ad alto livello culturale, degno delle migliori fanghérl: anche io al posto di Donna sarei rimasta del medioevo per Etienne de Sancerre.

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    • Effettivamente lo stile incoraggia poco a proseguire nella lettura. È un peccato, perché se fosse stato scritto meglio non sarebbe stato un brutto romanzo, nel complesso.

  1. “L’unica mia perplessità riguardava il fatto che la lingua francese parlata nel tredicesimo secolo potesse essere la stessa studiata sui libri nel ventunesimo, ma non ne ho sinceramente idea, quindi non posso dire se sia un errore o meno.”
    Errore di quelli madornali. Se lo viene a scoprire Clio avrà una testa in più da aggiungere alla cintola. E non è giustificata l’ignoranza. Inglese, spagnolo, italiano e tedesco del 1300 sono molto diversi da quelli odierni, perché il francese dovrebbe essere un’eccezione?

    “anche io sarei al posto di Donna sarei rimasta del medioevo per Etienne de Sancerre.”
    Prego?

    • Ah, allora era un’intuizione giusta. Effettivamente toglie abbastanza credibilità alla cosa, anche perché parliamo del 1200. Però il paragone con italiano e tedesco non so se ci sta, perché la Francia esisteva già all’epoca, Italia e Germania no. Forse è più simile al francese odierno, non lo so. Lei sembra una che si documenta bene prima di scrivere.
      Comunque non voleva scrivere un romanzo storico ma un libro fantastico in cornice storica, qualche licenza se l’è presa e ci può stare.

      L’altra era una battuta, suvvia!

      • Infatti ti ci ho messo anche l’inglesilandia e la Spagna come esempi. E, comunque, la lingua italiana attuale nasce dal volgare del 1200, usato da un certo fiorentino che andava in giro con il fantasma di un autore latino, quindi non è poi così improponibile come esempio.

        Ok, non ci siamo capiti.
        Rileggi bene quel che hai scritto: “anche io sarei al posto di Donna sarei rimasta del medioevo per Etienne de Sancerre.”

      • Sinceramente non so dirti, non ho studiato storia dei linguaggi e posso parlare solo per supposizioni.

        …merde. Refusi-per-modifica-frase, vado subito a correggere, grazie.

      • Non è troppo difficile trovar le prove delle proprie supposizioni, in realtà. Basterebbe cercare scritti in francese dal 1800 indietro e vedere se la lingua è rimasta quella. Perché se nel 1600, ad esempio, il francese era diverso, la vedo improbabile un’evoluzione ch eparte nel 1200 con una linga X, arriva al 1600 con una lingu X2 e torna nel 2000 alla lingua X di partenza.

        Brava. Il bimbominkismo te lo abbuono stavolta XD

      • Mah, mi informerò meglio dopo la sessione di esami, se lo faccio adesso muoio.

        Ogni tanto un po’ di bimbominkismo non fa male ^^

      • Dovevo chiedere a Clio ieri sera, ma me ne sono bellamente dimenticato ù_ù

        Un po’ e ogni tanto, appunto ù_ù

  2. A parer mio un orrore. Ecco come definirei questo libro. Mi è stato regalato e spacciato come un fantasy. Quello di fantasy non ha proprio nulla, era solo un’ode a Ian. Che poi, almeno lo avessero sviluppato come un romance, avrei potuto capire, ma della storia di lui e Isabeau si parla in tutto per 10 righe mentre del percorso della sposa fino alla chiesa il giorno delle nozze si parla per n pagine!
    Non salvo nulla: personaggi, credibilità, ritmo, descrizioni, nulla! Sarebbe stata una bella idea se avesse sviluppato il risucchio dentro il videogioco con una trama adeguata, ma se devo leggermi un libro di storia, me ne prendo uno che per lo meno parli di cose vere! Bocciato su tutta la linea. Fai conto che mi è piaciuto di più leggere Twilight, e rendo noto che quello l’ho letto solo per verificare di persona se era davvero COSI’ brutto! (ma almeno mi sono fatta quattro risate 😛 )
    Pronta a fornire spiegazioni a sostegno della mia tesi, in caso! 🙂
    V

    • Oh no, la capisco benissimo. Infatti è per quello che l’ho messo nella lista dei libri mediocri che mi sono piaciuti ^^
      Diciamo che è un po’ una questione di gusti, io adoro i viaggi nel tempo e il medioevo e non sono abbastanza esperta da ritenermi offesa da eventuali svarioni, l’ho presa come una lettura piacevole, anche se lo stile ha pesato parecchio a volte. Sull’ode a Ian sono completamente d’accordo ^^

      • io adoro i viaggi nel tempo
        è proprio questo il punto. Diamine, dovendo leggerne uno, mi riprendo Timeline di Michael Chricton! Almeno lì il viaggio nel tempo c’era! Non so te, ma se io mi ritrovassi in un’altra epoca sarei ossessionata sul come tornare indietro al mio tempo. Erano 2 medici, uno storico, un ingegnere, un fisico e un ragazzino. Mi sarei aspettata che lo storico li aiutasse ad ambientarsi, le dottoresse curassero la gente (invece le donne rimbambiscono ad un livello prenatale appena mettono piede nel passato), l’ingegnere li aiutasse a difendersi con qualche ritrovato tecnologico e il fisico passasse giorno e notte a studiare le equazioni dello spazio-tempo. Invece tutti rimbambiscono e solo Ian salva SEMPRE la situazione. (parliamo di Gary Stue…) E diciamocelo: in una situazione simile, lo storico mi aspettavo si sarebbe dimostrato il più inutile del gruppo! Invece TUTTI si dimenticano completamente della faccenda “torniamo al presente” 4 pagine dopo essere arrivati là. E buonanotte al viaggio nel tempo!
        Se l’autrice avesse saltato le prime e le ultime 5 pagine, avrebbe potuto fare tranquillamente la stessa storia ambientandola tutta nel medioevo.
        V

      • Mh, non sono del tutto d’accordo. Se fossi una ragazza medico finita nel medioevo mi guarderei bene dall’andare in giro a guarire gente. Non era proprio periodo di inquisizione, ma non avrei rischiato ^^
        E uno storico può risultare utile, se non altro perché conosce la vita nel medioevo e sa un minimo muoversi più degli altri.
        Sul fatto che la questione del “tornare indietro” sia stata trattata in modo un po’ troppo superficiale sono assolutamente d’accordo, anche io mi sarei aspettata un po’ di conflitto in più su questo punto.

  3. Il fatto è che lo storico non è “utile per ambientarsi”. Fa proprio tutto lui! Combatte, decide, diventa uno stratega, impara a giostrare in 15gg, è il favorito del duca, del conte, del re, dell’imperatore, del papa, di chiunque… andiamo! Se non è stracciata una cosa del genere!
    Sarà che conosco troppa gente laureata e so come sono mediamente…
    Poteva essere impostato come un romance, avrebbe avuto senso. Del tipo “Viva Ian, voglio sposare Ian, la mia vita per Ian”. Non fosse che Ian è insopportabile e avrei voluto picchiarlo a sangue da pagina 10 del libro. (in questo mi ricorda molto Twilight. Non si sa perché Edduccio dovrebbe piacere, sappiamo solo che è il più figo perché sì e lui sa fare tutto meglio di tutti) Oltre al fatto che di emozioni tra i personaggi non ce ne sono proprio. Secondo me il libro ha fallito nell’intento del romance… e ancor più in quello di libro fantasy.
    Ribadisco: secondo me è un trattato di storia medievale, ma a quel punto non mi vado a leggere un romanzo! :-/
    V

    • Ti dirò, razionalmente non posso darti torto su nulla, è alla mia parte irrazionale che il romanzo è piaciucchiato (più a primo impatto, durante la lettura… al momento siamo già alla fase dell’indifferenza). Il paragone Ian/Edduccio è particolarmente calzante 🙂
      Ora mi sono messa a leggere Timeline, e sì, è tutt’un’altra pasta 🙂 le somiglianze un po’ si notano…

      • Non il migliore Michael Chricton, ma comunque un bel romanzo con un credibile background scientifico (io non faccio testo, mi occupo proprio di quella roba, quindi sono “esigente” in materia, ma in linea di massima, penso che per il non addetto ai lavori, il contesto scientifico sia molto realistico).
        Capisco la storia di “parte irrazionale”. Fai te che avevo letto Twilight (prestato, mai avrei speso i soldi) per vedere se faceva davvero COSI’ schifo come lo spacciavano e alla fine ho letto gli altri 3 (sempre prestati) solo perché mi stava simpatico il lupo e speravo spaccasse il muso di Edduccio (ben sapendo che non sarebbe successo, sigh 😦 ).
        V

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