Eden

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Ventisettesima gru
We’ve been through this such a long long time
Just tryin’ to kill the pain
But lovers always come and lovers always go
And no one’s really sure who’s lettin’ go today
Walking away
Guns n’ Roses – November Rain

Gli strinse forte la mano.
«È il primo concerto a cui vengo».
Jaden le rivolse un mezzo sorriso, e riprese a guardare il muro di persone che li dividevano dal palco. Perlomeno, è il mio primo concerto dopo che ho deciso di dimenticare.
La sua memoria era tornata indietro, senza che lei lo volesse, a quelle serate passate nei locali più assurdi della città, con lui che le parlava di generi e chitarre e faceva pronostici su chi avrebbe avuto successo e chi invece si sarebbe diviso da lì a pochi mesi.
Non ho mai controllato se avesse indovinato.
Avrebbe dovuto immaginarselo. Non poteva non tornarle tutto in mente. Lui era quello dei concerti, delle band, che capiva chi fosse davvero bravo a suonare la chitarra e chi una mezza calzetta che a stento azzeccava una nota. Era quello che voleva fare carriera nel mondo della musica. Quello che partì per realizzare il suo sogno, lasciandosi dietro un biglietto e un cuore infranto.
Perché? Era da quel giorno sul treno che non riusciva a toglierselo dalla testa.
Non aveva fatto nulla per scoprire se fosse lui o no, ma la città era piccola, erano passate tre settimane e nulla di diverso era accaduto. Ormai Iris era convinta di aver semplicemente visto qualcuno che gli assomigliava, anche perché rincontrarlo proprio il giorno della millesima gru sarebbe stata una coincidenza troppo assurda.
Coincidenza, o desiderio che si realizza?
Ancora non riusciva a capire se ci avesse creduto veramente, a quella storia delle gru, o se fosse stato solo un modo come un altro per avere speranza. Sapeva solo che da quel giorno non poteva far altro che pensare a lui, a tutte le ore, come un chiodo fisso che si era limitato ad addormentarsi per tre anni per poi tornare fuori con la forza di un fiume in piena. Cinque maledetti anni, da quando se n’era andato. E lei non aveva fatto un solo passo in avanti.
«Ti dispiace se restiamo qui?»
Si voltò di scatto come se qualcosa l’avesse punta. Jaden le sorrise, alzò le braccia in segno di resa. «Ok, se non vuoi tentiamo di farci largo in quella bolgia, per quanto sembra un’impresa disperata».
Lei inspirò, scosse il capo. Gli lanciò uno sguardo di scuse.
«No, va bene qui». Non voleva avvicinarsi al palco. A lui piaceva avvicinarsi al palco, arrivava anche due ore prima per poterlo fare.
Gli strinse la mano un po’ più forte. «Restiamo qui».
«Va bene».
Iris guardò l’orologio. Le nove meno venti. Il concerto non sarebbe incominciato prima di mezz’ora, forse anche più tardi.  Che cosa avrebbero fatto fino a quel momento?
«Ti va se ci sediamo un attimo?» Jaden accennò a un muretto lì vicino. «Vorrei parlarti».
Appunto. Se l’era aspettato, e aveva deciso di accettare lo stesso il suo invito. Non aveva ancora deciso cosa avrebbe dovuto dirgli, temeva che la verità l’avrebbe ferito. L’ultima cosa al mondo che lei voleva era ferirlo.
Annuì, lo seguì a capo chino. Gli si sedette accanto, lui le teneva ancora stretta la mano, non accennava a parlare. Iris sentiva l’ansia crescere per ogni secondo di silenzio che si accumulava. Più fa fatica a dirlo, più deve essere difficile.
«Ci ho riflettuto negli ultimi tempi» cominciò lui all’improvviso. Non la guardava. «Su noi due, intendo».
Iris attese che continuasse.
«Ho pensato tanto a te, a come sei». Finalmente alzò gli occhi sui suoi. Non sembrava felice. «Al motivo per cui io ti ami. E c’è una cosa che devo dirti, che non posso più tenere per me».
«Non mi ami più».
Le sfuggì dalle labbra prima che potesse fermarlo. Sentì un nodo alla gola, una morsa al petto. Solo in quel momento si rese conto di quanto sentire una frase del genere le avrebbe fatto male. Jaden scosse il capo, un’onda di sollievo la invase. «Non è così semplice».
Iris mantenne il suo silenzio. Strinse il pugno per impedire alla mano di tremare.
«Io ci ho pensato» riprese. «Stiamo insieme da tre anni, e non mi sembra di averti mai fatto troppe domande». Esitò. «So che non ti piace, e non volevo forzarti in nessun modo. Anche quando ti comportavi in modo strano e avrei voluto chiederti perché, ho sempre aspettato che fossi tu a parlarmene. Sapevo che preferivi così, e non volevo darti fastidio o farti sentire a disagio con me». Alzò gli occhi su di lei. «Ho sempre cercato di venirti incontro».
Iris annuì, il nodo alla gola le impediva di parlare. Era vero, tutto quanto. Lui non le aveva mai fatto domande. E lei…
Io non ho mai creduto di dovergli dare delle risposte.
«Ora sono stanco». Si girò verso il palco, ancora deserto, in penombra. «Sono stanco di silenzi, sono stanco di farmi domande inutilmente, sono…» Trasse un sospiro, guardò il cielo. Si voltò di nuovo verso di lei. «Sono stanco» concluse, la voce smorzata.
Iris annuì di nuovo. Non piangere. Avrebbe dovuto capirlo che quel momento sarebbe arrivato. Il momento delle spiegazioni, il momento in cui avrebbe dovuto raccontargli tutto.
«Forse non ti fidi ancora di me» azzardò lui, forse intuendo il suo tormento interiore. Sul suo volto era comparso un sorriso amaro.
Lei si affrettò a scuotere il capo. Magari fosse così semplice.
«E allora cos’è?»
Iris sapeva che Jaden non avrebbe distolto lo sguardo da lei finché non avesse avuto una risposta.
«È solo che…» Respirò, cercò di ritrovare la voce. «È solo che se ne parlo lo rendo reale». Ma che scempiaggini sto dicendo? «Se ne parlo ho paura di non riuscire a dimenticare».
«Iris», esitò un attimo, come se stesse ancora cercando di capire cosa lei gli aveva detto, «a me pare che tu non riesca a dimenticare anche senza parlarne. Qualsiasi cosa a cui tu ti riferisca».
«Lo so» sussurrò. Non piangere. Non è il momento di piangere.
«E allora… perché?»
Lei scosse il capo. Avrebbe voluto dirgli di smetterla di farle domande, avrebbe voluto alzarsi e piantarlo lì, immaginò di dargli uno spintone e fuggire verso la fermata dell’autobus. No. Non se lo meritava, lo aveva già ferito a sufficienza.
«Perché ho paura».
Jaden continuava a guardarla serio, imperturbabile al fiume di assurdità che uscivano dalla sua bocca.
«Paura… di cosa?»
«Del passato». Non dovette nemmeno pensare la risposta. «Di quello che ero. Di quello che non sono riuscita a diventare. Di quello che non voglio tornare a essere».
Jaden alzò gli occhi al cielo, scosse il capo. L’espressione nei suoi occhi era sufficiente a spezzarle il cuore.
«Iris, io non ci capisco niente».
«Nemmeno io» sussurrò. Una lacrima le sfuggì dalle ciglia e le cadde sui jeans, lasciando un cerchio a malapena visibile nella penombra. «Vorrei riuscire a essere più chiara».
«C’è qualcun altro?»
Alzò gli occhi, un’altra lacrima le scivolò lungo la guancia, si fermò sul mento. Non si preoccupò di scacciarla via. «Questo almeno ho il diritto di saperlo» aggiunse lui, senza scomporsi.
Iris espirò a fondo, lo sentì irrigidirsi al suo fianco. «C’era» ammise. «C’era. Ed è tornato». Si morse il labbro, a fatica alzò lo sguardo su quello di lui. «Almeno credo. E non so più se c’è ancora o no. Non so più se voglio vederlo o vorrei che sparisse per sempre dalla faccia della terra».
Jaden rimase in silenzio, come se volesse analizzare le sue parole una per una prima di decidere se piantarla lì sotto le luci colorate del concerto, prima di sentire la prima nota.
Non si mosse. «Ed io?» le sussurrò, infine.
«Che cosa?»
«Vuoi vedermi ancora o vuoi che sparisca dalla faccia della terra?» Le rivolse un sorriso che sapeva di scuse. «Ho bisogno di saperlo, almeno questo».
«Cosa penso di te?»
Lui annuì.
«Io ti amo». Ti prego, ti prego, non lasciarmi sola.
Jaden spalancò gli occhi, esitò, sul suo volto si aprì quel sorriso che ogni giorno riusciva a ricordarle perché stava con lui da tanto tempo più di qualsiasi altra cosa.
Iris si lasciò abbracciare, cingendolo con le braccia, sentendo il suo cuore che ricominciava a battere.
Ma si può amare due persone contemporaneamente? Quella domanda ormai le sembrava la storia della sua vita, e mai come in quel momento era stata meno sicura della risposta.

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  1. Come dicevo, con la sera commento. Dovrei finire per quando tu torni tra i vivi, tra l’altro.
    Prima cosa, ieri era tardi e mi sono sfuggite un paio di inesattezze:

    “Si voltò di scatto come se qualcosa l’avesse punta. Jaden le sorrise, alzò le braccia in segno di resa. «Ok, se non vuoi tentiamo di farci largo in quella bolgia, per quanto sembra un’impresa disperata».”
    Se metti un “… per quanto sembrI un’impresa disperata”, magari congiuntivo rimane tra noi.

    “arrivava anche due ore prima per poterlo fare.”
    Non so bene a che concerti hai partecipato, ma arrivando solo due ore prima, al palco non riesci ad avvicinarti manco per sbaglio…

    “Iris guardò l’orologio. Le nove meno venti. Il concerto non sarebbe incominciato prima di mezz’ora, forse anche più tardi.”
    Suona male ‘sta frase. Decisamente male. Intanto il verbo “incominciare”, ben replicabile dal più semplice “cominciare” o, ancora meglio, “iniziare”. Poi, la locuzione “incominciare prima di mezz’ora” significa, in verità, iniziare qualcosa in anticipo proprio di quella mezz’ora. Anche con la negativa davanti, significa che non sarebbe cominciato in anticipo. E non era quello che intendevi. Con quella costruzione devi mettere un orario preciso, se, invece, vuoi lasciare il quantitativo temporale, allora dovresti cambiare con “non saebbe incominciato che dopo mezz’ora, forse anche di più (o più tempo, ma non mi piace moltissimo)”.

    Veniamo ai “contenuti”, con buona pace dell’ot.
    Ricordo una mail tra me e Clio di più di un anno fa. Le spiegavo la mia famigerata “piramide emozionale” e quello che sarei stato disposto a fare per la persona in cima. Nello specifico dissi che per quella persona sarei stato (e sarei tutt’ora) in grado di uccidere qualcuno. Aggiunsi subito dopo che, sempre per questa persona, avrei potuto lasciare il mio lavoro.
    Clio rimase sorpresa e mi chiese se per me le due cose sono sullo stesso piano. Ovviamente risposi in maniera negativa, ma non credo si aspettasse che per me è molto più importante il mio lavoro che la vita di qualcuno a caso.
    Perché dico questo?
    Perché non capisco il comportamento di lui. Non lo capisco affatto.
    E, se faccio i conti, diventa ancora più assurdo. Voglio dire, parliamo di un ragazzino di 15-16 anni che, semplicemente, “se ne va” per tentare la fortuna e lascia la propria ragazza senza neanche degnarsi di parlarci, ma attraverso un biglietto di carta. Non è qualcosa di plausibile, non è qualcosa di ragionevole, non è qualcosa di accettabile. Neanche se ti chiami Ai Yazawa, diamine.
    Anche l’enorme dolore di Iris, protratto per tutti questi anni, visto quando è nato, non è molto realistico, ma almeno è plausibile, con determinate specifiche.
    Però sì, hai ragione, io non mi sarei mai lasciato scappare Iris. Non come lui, per lo meno.
    Né come, penso, riuscirà a fare Jaden.
    Prima ti ho detot che non sono Iris, e lo ribadisco, per quanto in molte cose mi ci riveda, ma ora ti dico, con ancor più convinzione, che non sono assolutamente Jaden. Penso tu lo immagini da sola, ma non avrei tenuto il suo comportamento neanche sotto tortura.
    Ad Iris, se davvero fossi stato così dubbioso della mia storia con lei, non avrei sorriso dopo un “ti amo” preceduto da quelli che indubbiamente sono sproloqui, ma che, almeno a me, avrebbero fatto preoccupare quanto se non più di una diagnosi di malattia grave.
    Le avrei detto, per rimanere nel tema letterario: “Show, don’t tell.” Perché, per quel che ho letto, Iris DICE di amare Jaden, non lo fa vedere. E questo passo, almeno secondo me, svuota di molto significato quelle due parole. Sopratutto quelle che fanno seguito alla dichiarazione stessa e che Iris semplicemente pensa.
    Se davvero è innamorata, se davvero non riesce a capire chi dei due voglia, e questo fa soffrire Jaden, se davvero ci tiene a lui, allora non dovrebbe pensare come prima cosa al non esser lasciata sola.

    Ieri ti ho detot che se ti innamori di due persone, farai bene a scegliere la seconda, perché se avessi davvero amato la prima, allora non ci sarebbe stata l aminima occasione di innamorarsi della seconda. Beh, non si può applicare a questo caso, ovviamente. LA disaffezione per la prima persona si è avuta in modo “innaturale”, forzata unilateralmente dalla parte di lui e non voluta minimamente da lei. Come dici tu, quello è rimasto un sentimento sopito dentro di lei, che si è sfogato enormemente non appena ne ha avuta l’occasione. Non dico di non capire Iris, al contrario, ma proprio perché la capisco sono abbastanza sicuro di poter dire che lei, effettivamente, non ami Jaden, quanto il fatot che con lui, fino ad ora, non pensava più al suo passato.

    E questo è scorretto nei suoi confronti, anche se è una mezza ameba senza spina dorsale.

  2. Buona pace al congiuntivo, intanto. Accendo un cero sulla sua tomba.
    Seconda precisazione: parlo di concerti locali, non certo dei Metallica o degli Iron Maiden.

    Su Iris. Sono s’accordo su molte delle cose che hai detto, e sono precisamente quelle che intendevo dire. Tu ragioni con il tuo metro. Io non ho mai detto che Iris si comporti in maniera ragionevole, né che lui abbia semplicemente accantonato la questione, né tantomeno che la questione tra loro sia così semplice. Il punto di vista è di Iris, e nemmeno lei si rende conto di quello che prova veramente, non ancora.
    Per me il punto chiave è proprio che lei pensi come prima cosa a non essere lasciata sola. Puoi vederlo come egoismo, ma per me è il perno attorno al quale ruota tutta la faccenda. In tutto questo non mi sentirai mai dire che il suo sia un atteggiamento positivo, o quello giusto da tenere in una situazione del genere. Affatto.

  3. Devo ricominciare a minacciar richieste?
    Yep, ma dipende anche da cosa si intenda per “locale”. Con quei nomi mi vien difficile pensarli in Italia (Iris ancora ancora, ma Jaden?), specie perché tu stessa hai detto che non sono in Italia. Già a Londra le cose cambiano, anche sulla scena indipendente. Al solito, son dettagli che, presumo, non costi nulla cambiare (se invece che due ore avessi scritto quattro o sei ore, sarebbe cambiato qualcosa?), ma che possono far storcere il naso se visti come sbagliati.

    Sostanzialmente, quindi, confermi che Iris è una bimbaminkia un po’ emo che si strugge per il lovvo perso alla veneranda età di 15 anni?

    Beh, più che altro cozza terribilmente con il concetto per il quale chi ama dovrebbe volere il bene della persona amata più che il proprio. Ci sono esempi estremi in cui ci si annulla, pur di far star bene l’altro, e quello è sbagliato, ma anche il vedere l’altro solo come qualcuno che “ci tiene compagnia” non rientra molto nella definizione d’amore.
    Se lei avesse detto, e bada bene che non è una critica o un consiglio per cambiare la frase, solo una specificazione su come le parole posson cambiare le intenzioni, se avesse detto, ripeto, “ti prego, ti prego, non lasciarmi”, senza il “sola”, tutta la frase avrebbe avuto un significato completamente diverso, in quanto non più incentrata solo sulla sua persona, ma anche sul rapporto di coppia che andrebbe a distruggersi e, quindi, anche lui stesso. Una sola, piccola parola può tutto questo. Straordinario, eh?

    • Sui concerti. No, non mi cambia un piffero mettere cinque ore – anche perché sui concerti accetto suggerimenti, li ho sempre evitati come la peste. Solo che io mi sono sempre immaginata una realtà abbastanza locale, periferica, che è poi pure il motivo per cui lui se ne va a un certo punto.

      No, non è una bimbaminkia, se Krishna vuole. Ti manca il background, questo è vero. Qualche problema a livello emotivo ce l’ha, questo è indubbio. Tradotto, non è normale.

      Questo è il concetto classico di amore, l’amore come-dovrebbe-essere, ma io credo che possa assumere molte forme, e raramente è uno scambio bilaterale. Può diventarlo, ma può diventarlo anche con qualcun altro. Ha ventidue anni, e non si chiama Bella Swan. Non lo so cosa le accadrà in futuro.

  4. Metti cinque ore, si esagera così, grazie all’iperbole si capisce anche quanto fosse fissato il ragazzo. Ancor meglio se la realtà è di periferia, accentua il tutto e stiamo parlando di un qualcosa di fondamentale per tutta la storia, ergo meglio che sia visto come matto che non come normale.

    Yep, mi manca il background, ma la bimbominkiosità la imputavo al piangere il lovvo di tutta la vita perso a manco diciassette anni. Non siamo nei primi del 900, dove diciassette anni erano un’età in cui le storie serie erano ben presenti nell’immaginario generale, siamo negli anni duemila. A diciassette anni si iniziano ad avere, se tutto va bene, le prime storie degne di questo nome. Ok starci male un paio di mesi, un anno a dir tanto, ma cinque anni, di cui tre passati con un altro sono patologici. E il bimbominkismo è una patologia ù_ù
    Poi, che lei non sia normale si sapeva già, ed è questo che me la fa adorare, ma qui siamo all’opposto che con i concerti XD

    Yep, parlavo del concetto classico ovviamente. Che è quello che si deve prender ein considerazione parlando della storia di due di cui si sa molto poco.
    Ed un po’ di egoismo è naturale e sano che ci sia, ma quello di Iris, in questa scena almeno, è troppo. Un minimo all’altro dovresti comunque tenere, qualsiasi sia la forma d’amore che c’è tra i due. Crescerà e maturerà, ne sono certo. E magari troverà qualcuno che la ama molto più di quanto non sia stata amata, ma che lei non accetterà per una qualsiasi ragione. Se fosse, chi ci rimette è comunque lei, no?

    • Può essere patologico senza essere bimbominkismo. Diciamo che qualcosa c’è. Non riguarda solo il fatto in sé, è anche il come, e il perché.
      Poi. Chi l’ha detto che non deve rimetterci lei?

      • Patologia diversa dici? È che cinque anni dietro ad uno, con una storia di tre nel mezzo, son davvero tanti per l’età di Iris. È pressoché improbabile che abbia avuto già la “storia della vita”, specie considerato, poi, come il tizio se n’è andato. I riferimenti precedenti alla Yazawa non erano casuali, ovviamente ù_ù
        Io. Perché Iris mi piace, Le voglio bene. Non voglio che soffra. Ecco.

      • Lo so, me ne sono resa conto da sola che un minimo di Renfluenza c’è, ma non è stata intenzionale. Comunque è ancora tutto nella fase del ragionamento, quindi accetto i consigli e ne prendo atto.
        A volte soffrire è necessario, no? E io non ho mai detto che lui sia l’amore della sua vita. Lei capisce da sola la differenza tra amore e ossessione. Almeno questo.

      • Pausa pranzo uguale pausa commento XD

        Io direi *leggermente* più di un minimo. Ma l’importante è che tu ne sia consapevole e gestisca la cosa come si deve.
        Consigli per il momento non ne ho, più di quanti non te ne abbia dati. Attenta solo all importanza che dai alla vecchia storia, anche considerato che è diventata un’ossessione. O meglio, dai una ragione accettabile perché sia diventata un’ossessione.

        A volte, sì. Ma è anche necessario sapersi rimettere in piedi e, se non abbandonarle, almeno convivere con le proprie ossessioni. E te lo dice uno che ci è dovuto riuscire per forza. Riesco a capire Iris perché molte delle sue situazioni non mi sono estranee, per questo dico che la ragazza dovrebbe, non so, crescere, magari?
        Se piangi uno perso cinque anni prima e che è ancora in vita, il fatto che tu lo consideri l’amore della tua vita non è così assurdo, eh ù_ù

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