Buio

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Buio - My Land Elena P. Melodia 2009, 415 p. Fazi

Trama (da Ibs.it):

Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: “Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo”. Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un’inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell’assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.

Buio
Buio. Nebbia. Nulla.
È difficile trovare qualcosa da scrivere su questo romanzo, a parte noia, noia, noia. Cioè, non succede niente, probabilmente potrei riassumere l’intero libro in due righe e chiuderla qui. Ma farò un tentativo, perché sono brava e buona e ho tanto tempo da perdere (una delle tre affermazioni è falsa, ma non dirò quale).

Nove punti chiave

Attenzione: di seguito mostruosi spoiler

1.    Mary Sue
La favolosa protagonista. Bella, alta, con un corpo mozzafiato qualunque cosa lei mangi, con i favolosi capelli da geisha. Io sono d’accordo sul fatto che viviamo in un mondo dove è da ipocriti dire che la bellezza non conti nulla, come Alma sostiene, ma una tale autocelebrazione alla lunga appare ridicola.
Alma tratta tutti con supponenza, amici, famiglia, patrigno – nessuno è degno della sua stima e nemmeno del suo affetto, sono tutti piccoli lombrichi che le strisciano ai piedi. Seduce con un paio di moine un giornalista scemo quanto lei per convincerlo a rivelarle i riservatissimi dettagli di un caso di omicidio e lui ci casca con tutte le scarpe – sì, certo, nel paese dei Balocchi magari.
Aggiungiamo il bonus solitaria e incompresa e il quadro è completo.

2.    Morgan
Il principe della situazione. Misterioso di default, dotato di magnetici occhi viola, è l’unico di cui la protagonista non ha motivo di fidarsi e l’unico di cui ovviamente si fida. Perché? Perché è scema, come tutte le femmine, che domande.
Se Morgan l’avesse accoltellata in un vicolo buio per poi buttarne il cadavere nel fiume il romanzo forse avrebbe avuto maggiore senso.

3.    Superficialità
Questo libro ne è pervaso, il che non aiuta affatto a voler bene alla protagonista. Ogni situazione, per complicata che sia, viene trattata con noncuranza, come se fosse normale o peggio, irrilevante. La sorellina è muta in seguito a un trauma? Pazienza, due coccole prima di andare a letto e il problema è risolto. La mia amica diventa anoressica perché l’hanno filmata mentre si cambiava? Pazienza, deve reagire. La mia amica è vittima di uno stupro di gruppo da parte dei membri di una setta satanica? Teniamolo nascosto ai genitori e sproniamola ad andare alla polizia.
Cioè, posso capire tutto, ma il menefreghismo totale verso le persone mi portano a vedere Alma come una vera stronza che pensa solo a sé stessa – e non penso fosse questo l’intento dell’autrice.

4.    Intreccio
Come scritto sopra, il nulla. Alma possiede un quaderno viola, comprato in una cartoleria che appare e scompare un po’ come il Gokuraku (anche se dubito sia per puri di cuore. Per persone senza cuore, magari), e occasionalmente ci scrive sopra un omicidio che, guardacaso, avviene davvero. Il significato di tutto questo? Beh, forse ci sarà scritto nel secondo libro. O magari nel terzo.
Per il resto, nulla. Avvenimenti che non sembrano avere nessuna inerenza con la trama – amica anoressica, amica stuprata, amica che imbalsama la zia morta, per pietà! – e simpatici siparietti con Morgan. L’unico punto a suo favore è che almeno all’inizio lei lo trova solo interessante, e non c’è amore a prima vista. O forse è solo perché la protagonista fa la dura e cerca di negarlo. Comunque, empatia zero, ben lontani dal livello di coinvolgimento di un qualsiasi Harmony.

5.    Lunghezza
Purtroppo non ho più la mia copia con me, e non posso parlare per certezze, ma posso farmi un’idea abbastanza precisa. La grandezza dei caratteri era imbarazzante, l’interlinea da autostrada, nei margini ci si poteva stampare un altro romanzo. Io ho impiegato settimane a terminare la lettura, ma a causa della noia, non certo della consistenza della trama. Facendo un calcolo approssimativo, credo che Buio possa contare sulle centocinquanta pagine di Word, non molte di più.
Ora, per giocare alle domande retoriche: perché stampare un libro che si legge in una sera e nel quale non succede nulla invece di stampare l’intera trilogia in un unico volume, che sarebbe stato alquanto più rispettoso dei lettori e dei loro portafogli?
No, non serve rispondere.

6.    Metafore
Tra Elena Melodia e Virginia de Winter vince la seconda perché, a parità di nonsense, le sue metafore sono più poetiche e affascinanti. Quelle di Buio, per la maggiore, sono da mettersi le mani nei capelli. Abbiamo i palazzi come denti di un dinosauro, il quaderno che somiglia ad una maschera tribale, e altre amenità del genere. Da rimpiangere gli sguardi friabili di Black Friars, almeno così potevo immaginarmi gli occhi a forma di biscotto.

7.    Città
Io sono un’assoluta sostenitrice nell’usare una città inventata dal nulla, per i vari vantaggi dell’evitare di scrivere castronerie su un luogo che non si conosce (a mio parere, per ambientare un racconto in un luogo preciso bisogna averci vissuto, non basta neppure averlo visitato) e per la possibilità di inventarsela da sé, che lascia enormi libertà anche nella strutturazione della trama.
Purtroppo però c’è un rischio: devi essere abbastanza bravo da renderla reale, e non solo uno sfondo vago e lontano, senza personalità. Per quanto mi riguarda, questo libro non c’è riuscito molto. A parte darmi una sensazione di generale squallore, il resto è nebbia pura.

8.    Ritmo
Noia. Noia. Pura noia.
Si passa dalle seghe mentali di Alma ad avvenimenti in cui non accade niente a nessuno a fatti di dubbia rilevanza per la trama.
Ad esempio, c’è una scena in cui Alma si introduce di straforo a casa di una delle sue “amiche” per scoprire cosa nasconde. Mentre lei è ancora dentro, la sua amica rientra in casa, e c’è un momento di pathos in cui la protagonista si nasconde sotto il letto e rischia di essere scoperta. È il tipo di scena che mette ansia anche a me che leggo – sono il tipo di persona che si fa prendere dall’ansia in una partita di Pacman (giocata da altri) perché inseguita dai fantasmini, per dire.
No, non è stato questo il caso – coinvolgimento zero, si capisce fin dal principio che se la sarebbe cavata. Infatti esce come se niente fosse, e tanti saluti alla suspance.

9.    Finale
È una trilogia, che diamine! Come si può pretendere un finale?
In pratica il romanzo finisce con Morgan che conferma ad Alma che sì, è pedinata da strani uomini senza sopracciglia (…), le sue non sono manie di persecuzione. E dopo averle raccomandato per settimane di non uscire con il buio, lei si fa una passeggiata a notte fonda, puntualmente seguita da uno dei kattivi. Lei riesce a farlo cadere in acqua e il tale apparentemente si scioglie.
Fine delle informazioni. Non ci è dato sapere altro.
Per diciotto euro, mi sembra una totale presa per i fondelli.

 

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  1. Acida.
    Golosa.
    Tenera.
    Anche se non sono sicuro che l’ultimo non debba esser sostituito da psicopatica.
    Ma, comunque, ha poca importanza, come gli altri due appellativi.
    Quello che ha importanza è il fatto che tu conosci il Gokuraku. E non solo come nome.
    Domandina: dove l’hai incontrato?

    Del “””libro””” serve davvero parlarne? Vista la totale vacuità penso che si andrebbe in OT in qualsiasi modo, no? Conta che qualcosa inerente mi era venuto in mente di chiederlo, poi ho scritto le prime righe ed è scomparso dalla mia mente…

    • Direi che potevi fermarti all’acida. Questo libro mi è rimasto un po’ sullo stomaco, lo ammetto.
      Non ho mai incontrato il Gokuraku, anche io appartengo alla schiera dei senza cuore. Troverei più facilmente la mistica cartoleria, e ci vivrei dentro probabilmente.

      Si vede che non era importante. Non mi stupisce.

  2. Effettivamente la volta che recensirò qualcosa che non mi piace penso che farò piangere qualcuno. Qualcuno che conosce l’autore o l’autrice. Quello si ammazza direttamente.

    Due cose:
    – Ne esiste anche un (breve) anime
    – Sposami

    • Io mi limito a riassumere i punti più importanti, più che recensire. Tanto, che me ne frega. Non voglio dare lezioni a nessuno.

      Ehm…
      Ho visto anche l’anime, ma non rende. E no, grazie, rifiuto l’offerta e vado avanti.

  3. Allora mangia meno yoghurt la mattina XD

    Già, Ai con i capelli grigio topo è qualcosa di criminale…
    Tra l’altro, il tatuaggio che ho sul collo ha a che fare anche con lei.
    Offerta?

  4. Questa recensione è talmente negativa che vien quasi voglia di comprare il libro per verificare come si può arrivare a tali livelli. Ma è una bella recensione. Mi è piaciuta!

    • Grazie ^^
      A volerlo leggere comunque non ci perdi molto tempo, se hai resistenza. È scritto talmente in grande che qualche ora è sufficiente. A me sono serviti mesi solo perché continuavo ad addormentarmi ><'

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