Archivio mensile:gennaio 2012

Buio

Standard

 

Buio - My Land Elena P. Melodia 2009, 415 p. Fazi

Trama (da Ibs.it):

Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: “Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo”. Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un’inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell’assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.

Buio
Buio. Nebbia. Nulla.
È difficile trovare qualcosa da scrivere su questo romanzo, a parte noia, noia, noia. Cioè, non succede niente, probabilmente potrei riassumere l’intero libro in due righe e chiuderla qui. Ma farò un tentativo, perché sono brava e buona e ho tanto tempo da perdere (una delle tre affermazioni è falsa, ma non dirò quale).

Nove punti chiave

Attenzione: di seguito mostruosi spoiler

1.    Mary Sue
La favolosa protagonista. Bella, alta, con un corpo mozzafiato qualunque cosa lei mangi, con i favolosi capelli da geisha. Io sono d’accordo sul fatto che viviamo in un mondo dove è da ipocriti dire che la bellezza non conti nulla, come Alma sostiene, ma una tale autocelebrazione alla lunga appare ridicola.
Alma tratta tutti con supponenza, amici, famiglia, patrigno – nessuno è degno della sua stima e nemmeno del suo affetto, sono tutti piccoli lombrichi che le strisciano ai piedi. Seduce con un paio di moine un giornalista scemo quanto lei per convincerlo a rivelarle i riservatissimi dettagli di un caso di omicidio e lui ci casca con tutte le scarpe – sì, certo, nel paese dei Balocchi magari.
Aggiungiamo il bonus solitaria e incompresa e il quadro è completo.

2.    Morgan
Il principe della situazione. Misterioso di default, dotato di magnetici occhi viola, è l’unico di cui la protagonista non ha motivo di fidarsi e l’unico di cui ovviamente si fida. Perché? Perché è scema, come tutte le femmine, che domande.
Se Morgan l’avesse accoltellata in un vicolo buio per poi buttarne il cadavere nel fiume il romanzo forse avrebbe avuto maggiore senso.

3.    Superficialità
Questo libro ne è pervaso, il che non aiuta affatto a voler bene alla protagonista. Ogni situazione, per complicata che sia, viene trattata con noncuranza, come se fosse normale o peggio, irrilevante. La sorellina è muta in seguito a un trauma? Pazienza, due coccole prima di andare a letto e il problema è risolto. La mia amica diventa anoressica perché l’hanno filmata mentre si cambiava? Pazienza, deve reagire. La mia amica è vittima di uno stupro di gruppo da parte dei membri di una setta satanica? Teniamolo nascosto ai genitori e sproniamola ad andare alla polizia.
Cioè, posso capire tutto, ma il menefreghismo totale verso le persone mi portano a vedere Alma come una vera stronza che pensa solo a sé stessa – e non penso fosse questo l’intento dell’autrice.

4.    Intreccio
Come scritto sopra, il nulla. Alma possiede un quaderno viola, comprato in una cartoleria che appare e scompare un po’ come il Gokuraku (anche se dubito sia per puri di cuore. Per persone senza cuore, magari), e occasionalmente ci scrive sopra un omicidio che, guardacaso, avviene davvero. Il significato di tutto questo? Beh, forse ci sarà scritto nel secondo libro. O magari nel terzo.
Per il resto, nulla. Avvenimenti che non sembrano avere nessuna inerenza con la trama – amica anoressica, amica stuprata, amica che imbalsama la zia morta, per pietà! – e simpatici siparietti con Morgan. L’unico punto a suo favore è che almeno all’inizio lei lo trova solo interessante, e non c’è amore a prima vista. O forse è solo perché la protagonista fa la dura e cerca di negarlo. Comunque, empatia zero, ben lontani dal livello di coinvolgimento di un qualsiasi Harmony.

5.    Lunghezza
Purtroppo non ho più la mia copia con me, e non posso parlare per certezze, ma posso farmi un’idea abbastanza precisa. La grandezza dei caratteri era imbarazzante, l’interlinea da autostrada, nei margini ci si poteva stampare un altro romanzo. Io ho impiegato settimane a terminare la lettura, ma a causa della noia, non certo della consistenza della trama. Facendo un calcolo approssimativo, credo che Buio possa contare sulle centocinquanta pagine di Word, non molte di più.
Ora, per giocare alle domande retoriche: perché stampare un libro che si legge in una sera e nel quale non succede nulla invece di stampare l’intera trilogia in un unico volume, che sarebbe stato alquanto più rispettoso dei lettori e dei loro portafogli?
No, non serve rispondere.

6.    Metafore
Tra Elena Melodia e Virginia de Winter vince la seconda perché, a parità di nonsense, le sue metafore sono più poetiche e affascinanti. Quelle di Buio, per la maggiore, sono da mettersi le mani nei capelli. Abbiamo i palazzi come denti di un dinosauro, il quaderno che somiglia ad una maschera tribale, e altre amenità del genere. Da rimpiangere gli sguardi friabili di Black Friars, almeno così potevo immaginarmi gli occhi a forma di biscotto.

7.    Città
Io sono un’assoluta sostenitrice nell’usare una città inventata dal nulla, per i vari vantaggi dell’evitare di scrivere castronerie su un luogo che non si conosce (a mio parere, per ambientare un racconto in un luogo preciso bisogna averci vissuto, non basta neppure averlo visitato) e per la possibilità di inventarsela da sé, che lascia enormi libertà anche nella strutturazione della trama.
Purtroppo però c’è un rischio: devi essere abbastanza bravo da renderla reale, e non solo uno sfondo vago e lontano, senza personalità. Per quanto mi riguarda, questo libro non c’è riuscito molto. A parte darmi una sensazione di generale squallore, il resto è nebbia pura.

8.    Ritmo
Noia. Noia. Pura noia.
Si passa dalle seghe mentali di Alma ad avvenimenti in cui non accade niente a nessuno a fatti di dubbia rilevanza per la trama.
Ad esempio, c’è una scena in cui Alma si introduce di straforo a casa di una delle sue “amiche” per scoprire cosa nasconde. Mentre lei è ancora dentro, la sua amica rientra in casa, e c’è un momento di pathos in cui la protagonista si nasconde sotto il letto e rischia di essere scoperta. È il tipo di scena che mette ansia anche a me che leggo – sono il tipo di persona che si fa prendere dall’ansia in una partita di Pacman (giocata da altri) perché inseguita dai fantasmini, per dire.
No, non è stato questo il caso – coinvolgimento zero, si capisce fin dal principio che se la sarebbe cavata. Infatti esce come se niente fosse, e tanti saluti alla suspance.

9.    Finale
È una trilogia, che diamine! Come si può pretendere un finale?
In pratica il romanzo finisce con Morgan che conferma ad Alma che sì, è pedinata da strani uomini senza sopracciglia (…), le sue non sono manie di persecuzione. E dopo averle raccomandato per settimane di non uscire con il buio, lei si fa una passeggiata a notte fonda, puntualmente seguita da uno dei kattivi. Lei riesce a farlo cadere in acqua e il tale apparentemente si scioglie.
Fine delle informazioni. Non ci è dato sapere altro.
Per diciotto euro, mi sembra una totale presa per i fondelli.

 

L’ Ordine della Spada

Standard

Black Friars – l’ordine della spada.

Sinossi (da ibs.it):

Black Friars - l'Ordine della Spada - Virginia de Winter - 2010, 682 p. - Fazi

Chi è Eloise Weiss? Perché il più antico vampiro della stirpe di Blackmore abbandona per lei l’eternità suscitando le ire di Axel Vandemberg, glaciale Princeps dello Studium e tormentato amore della giovane?
La Vecchia Capitale si prepara alla Vigilia di Ognissanti e il coprifuoco è vicino perché il Presidio sta per aprire le sue porte. Il lento salmodiare delle orde di penitenti che si riversano per le vie, in cerca di anime da punire, è il segnale per gli abitanti di affrettarsi nelle proprie case, ma per Eloise Weiss è già troppo tardi. Scambiata per una vampira, cade vittima dell’irrazionalità di una fede che brucia ogni cosa al suo passaggio. In fin di vita esala una richiesta d’aiuto che giunge alle soglie della tomba dove Ashton Blackmore, un redivivo secolare, riposa protetto dalle ombre della Cattedrale di Black Friars. Il richiamo della ragazza è un sussurro che si trasforma in ordine, irrompe nella sua mente e lo riporta alla vita. Nobili vampiri di vecchie casate, spiriti reclusi e guerrieri, eroici umani e passioni che il tempo non è riuscito a cancellare: “Black Friars. L’ordine della spada” è un mondo nuovo che profuma di antico, un romanzo che si ammanta di gotico per condurre il lettore tra i vicoli della Vecchia Capitale o negli antri del Presidio, in un viaggio che continua oltre la carta e non finisce con l’ultima pagina.

Nove punti chiave:

Attenzione: di seguito mostruosi spoiler!

1.   Occhi

Non si può giustamente parlare di Black Friars senza parlare di occhi. Abbiamo occhi di un viola così profondo da sembrare nero, il colore delle ametiste contro il cielo notturno, occhi di un verde tenero appena dorato, troppo trasparenti e troppo simili a vetri colorati, occhi di un viola così scuro e profondo che le spalancarono nella mente un abisso in cui poteva soltanto precipitare, occhi di un viola incredibile, il colore profondo e trasparente di un mare notturno che custodiva fondali di rocce argentee e lampi di blu, e per finire (si fa per dire) occhi che avevano la sfumatura perfetta del mare dove il fondo è talmente lontano da conferire all’acqua l’aspetto di un cielo notturno, profondo e denso, quando il desiderio di affogare è un dolore intenso, al punto da cancellare ogni traccia di ragione.
Personalmente, a me piacciono queste descrizioni, sul serio. Sarà l’animo antico e poetico che cerco di nascondere sotto tonnellate di sarcasmo, ma mi piacciono. Mi piacciono meno quando vengono ripetute tutte le volte che la protagonista guarda negli occhi qualcuno. Alla lunga porta me medesima a lanciare il libro attraverso la stanza, e non è carino.

Oh, dimenticavo:

Il Cielo, visto dalla prospettiva degli Angeli condannati che precipitavano dalle sue altezze, doveva aver posseduto quella stessa sfumatura di blu, profonda e perfetta come la nostalgia dei demoni relegati all’Inferno.

2.    Axel
Ecco, vale la pena di leggere questo libro anche solo per Axel Vandemberg. La storia è guardata per la maggiore attraverso il punto di vista di Eloise, ragione per la quale fin da subito in me è nata un’antipatia totale per questo personaggio. Mi sembrava di avere a che fare con Edward Cullen 2.0, un uomo supponente e possessivo che crede di poter decidere da solo che cosa sia meglio o peggio per la sua ragazza anche se lei (giustamente) non vuole saperne di lui.
Arrivata alla fine, avevo gli occhi a cuoricino come la peggiore delle fanghérl. Quando lui dice a Eloise «Quando mi vedi, quanto tempo impieghi prima di ricordare che mi odi?» ho cominciato a traballare, arrivata a «Se devo scegliermi una tomba, fa’ che siano le tue braccia» ho detto addio in via definitiva alla mia dignità.

3.    Vampiri
Non sono certo i vampiri della Rice, ma, per carità, non sono nemmeno quelli di Twilight. Vivono a contatto con la società ma non sono accettati da tutti, non possono essere toccati da oggetti consacrati, sono vulnerabili al fuoco e alla luce diretta del sole. Non aggiunge niente alla figura del vampiro classico, ma visti i risultati di chi ultimamente ha tentato di farlo (scuola superiore per Vampiri, sigh!) direi che questo rappresenta anche una nota positiva.
Ho apprezzato anche l’atteggiamento supponente di Ashton: finalmente un maledetto vampiro che si esprime come una creatura centenaria e non come un liceale alla sua prima cotta.

4.    Atmosfera
Qui parliamo di gusto, probabilmente, ma io le atmosfere gotiche le amo e le adoro. In realtà un difetto dell’autrice è stato probabilmente quello di dare per scontate fin troppe cose nella sua ambientazione. Ho apprezzato il tentativo di schivare gli infodump lasciando scoprire il mondo al lettore pagina dopo pagina, ma almeno per quanto mi riguarda, il tentativo è fallito. Avrei preferito mezza paginetta di spiegazione sull’organizzazione delle varie Nationes e delle Fraternitas che starmi a interrogare per ore senza trovare risposta.
Per dire, sarà sfuggito a me nel primo, ma la vera funzione del Duca della Chiave l’ho capita solo leggendo il secondo libro.

5.    Tra cielo e terra
Eh, il Nulla non affligge solo Fantasia, è entrato di peso anche in questo libro. In generale compare quando si tratta di parlare di cielo. Un esempio:

Il cielo sopra di loro era una distesa di blu appena velato, a cui la nebbia conferiva la consistenza del velluto più morbido; la luna nuova era nascosta, inghiottita dalla sua fase più oscura, e le stelle erano libere di occhieggiare, padrone dell’immenso, come minuscoli grani di sabbia argentea lanciata dal caso su un drappo scuro. La nebbia attutiva il loro splendore, riducendolo a un ammiccare discreto, come bambine piccole che sussurrassero segreti tra loro, al riparo dalla curiosità degli adulti.

Traduzione: era notte e c’era la nebbia.
Stesso discorso di quello sugli occhi: a me questo modo di scrivere piace, per quanto capisco che a livello di tecnica sarebbe da mandare al rogo, ma a lungo andare rallenta talmente tanto la lettura che mi ritrovavo a saltare interi paragrafi per cercare il punto in cui la scena arriva al dunque. Posso leggere del cielo all’inizio del romanzo, quando non so ancora niente, ma una volta che ho conosciuto i personaggi e mi ci sono affezionata è di loro che volgio leggere, e non del tempo fuori dalla finestra.

6.    Adrian
Dico Adrian perché è il mio personaggio preferito, ma avrei potuto dire Bryce, Ross, Stephen, Megan, Cain, e via dicendo.
Il punto di forza di questo romanzo secondo me sta proprio nella caratterizzazione dei personaggi, le cui vicende e problemi sono in grado di coinvolgere quanto quelle dei protagonisti, a volte anche di più.
Se leggerò il sequel sarà soprattutto per vedere se finalmente Lara si deciderà a cedere al corteggiamento di Gil Morgan. No, non sto scherzando.

7.    Triangolo
Me l’aspettavo, sinceramente. La quarta di copertina non aiutava, e ho cominciato a leggere con il bieco pregiudizio di trovarci la solita storia pacchiana dell’umana indecisa tra un vampiro gnokko e un umano altrettanto gnokko.
Sono stata molto felice di sbagliarmi. La protagonista è innamorata di Axel a pagina uno e rimane tale per tutto il romanzo, fino a pagina seicento. C’è stato qualcosa tra lei e Ashton ma niente a che vedere con quell’amore o anche solo quell’attrazione fisica che può esserci tra due persone.
Ancora una volta, lui è un vampiro e si comporta come tale, e lei rimane “fedele” ai sentimenti che prova per il ragazzo che ha amato fin dall’infanzia.

8.    Intreccio
Sarà che la qualità delle mie letture è andata peggiorando negli ultimi anni, ma trovare un intreccio coerente e che funzioni è stato sufficiente a gratificarmi dei soldi spesi. C’è un motivo plausibile per cui Ashton sceglie proprio Eloise, c’è un motivo per cui lei odia Axel, c’è un motivo di tutti i loro vagabondaggi, e per una volta tanto ho proseguito nella lettura con la curiosità di scoprire la soluzione e non con il broncio perché tale soluzione era ovvia già a pagina uno.
Nonostante le aspettative basse che nutrivo nei suoi confronti, è stato capace di sorprendermi, e questo mi ha fatto piacere.

9.    Il paese degli Gnokki
Ecco, se proprio devo chiudere con un difetto, posso dire che se da giovane lettrice che si porta dietro ancora qualche briciola di adolescenza (sono un’eterna diciassettenne, dopotutto) ho adorato ogni singolo personaggio di questo romanzo, il mio occhio acido e critico non ha potuto fare a meno di notare quanto non ce ne fosse uno che non trasudasse fascino, che non avesse un sorriso disarmante, occhi nei quali si vedono interi ecosistemi, pelle perfetta – e qualsiasi altra cosa faccia intendere che i bambini nati brutti li buttino nel fiume appena nati.
Insomma, non siamo ai livelli del dio greco, ma uno studente con il naso storto o con la faccia da cavallo ancora non si è visto nella Vecchia Capitale.

Il giudizio complessivo comunque è positivo. Non è un libro privo di difetti, a onor del vero ho cominciato a leggerlo con l’occhio critico e a pagina dieci volevo già buttarlo dalla finestra, ma poi ne sono stata catturata: dalla trama, dall’intreccio, dai personaggi, dall’atmosfera, e chissenefrega da cosa, è stato magnetico, mi ha trascinata dentro e mi ha tenuta incollata alle pagine fino a notte inoltrata per finirlo.
E, al diavolo, mi è piaciuto. Tanto.

Twilight is not fantasy

Standard

Non è raro, spulciando la rete, trovare domande alla “consigliatemi un libro fantasy”, a vari livelli di correttezza grammaticale.
Così come non è raro, tra le risposte, trovare decine di rinvii a Twilight e cloni assortiti.
Sembra dilagare sempre più il luogo comune personaggi soprannaturali = fantasy. E, detto schiettamente, il genere fantasy deve già subire la sua buona dose di discriminazioni e pregiudizi senza dover essere anche associato a Edward Cullen o discutibili accademie per vampiri.

Perché Twilight non è fantasy.
Dico Twilight perché è l’esempio più famoso e abusato, ma potrei citare una valanga di titoli, che vanno da Marked a Wings al Bacio dell’Angelo Caduto passando per Fallen.
La maggior parte di questi romanzi – basta leggere la trama per capirlo – appartengono al filone del paranormal romance, che è un genere a sé stante e non ha nulla a che fare con il fantasy.
In particolare, un romanzo che ruota tutto attorno a una storia d’amore è un romanzo rosa. Non importa chi siano i personaggi. Una storia d’amore tra due investigatori privati non sarà un romanzo giallo, ma un romanzo rosa. Una storia d’amore ambientata nel 1600 non sarà un romanzo storico, ma molto più probabilmente risulterà essere un Harmony.
Allo stesso modo, il fatto che i protagonisti della storia siano personaggi soprannaturali non fa del romanzo una storia fantasy.
Un romanzo fantasy può includere anche una o più storie d’amore, ma non sono quelle il centro della storia. Possono essere il punto di partenza, parte integrante della vicenda, anche uno dei punti chiave volendo, ma non saranno mai l’unico elemento importante della trama.
Per fare un esempio, nella trilogia di Queste Oscure Materie di Philip Pullman la storia tra Lyra e Will è uno degli elementi fondamentali della trama, ma non è attorno al loro rapporto che si costruisce la vicenda, infatti è un’incognita che vedrà la luce solamente nel finale del romanzo.
Il romanzo Legacy di Cayla Kluver, d’altra parte, ha un’ambientazione fantastica – un mondo inventato che ricorda un po’ l’Europa medievale – e una trama che ruota tutta attorno a una misteriosa profezia che impedisce alla protagonista di vivere con il ragazzo di cui si innamora nel corso della vicenda (almeno per il momento, trattandosi del primo volume di una trilogia). In questo caso abbiamo di fronte un romanzo rosa con ambientazione fantastica.
Questo non si chiama denigrare, un romanzo d’amore ha la stessa dignità di qualsiasi altro genere se è appassionante e scritto bene. È semplicemente fare chiarezza sulla divisione dei generi, che sembra diventare faccenda sempre più confusa.
Ormai da anni sui vari social network è guerra aperta tra Harry Potter e Twilight, con infinite discussioni sul quale sia meglio, quale abbia venduto di più, quale abbia i personaggi migliori e quale gli attori più bravi, con confronti ai vari livelli di utilità. Posto che un confronto è possibile in qualsiasi contesto, anche privo di senso logico, una comparazione tra due romanzi che per loro natura appartengono a generi completamente diversi sembra orientato più che altro alla polemica e a lunghe discussioni che spesso non portano da nessuna parte. Ma sono in molti ancora a credere che si tratti dello scontro tra i due più famosi romanzi fantasy.

Per chiunque se ne intenda un minimo, quanto scritto sopra sembra soltanto una marea di ovvietà, e a mio avviso il problema sta proprio qui: che cose che paiono ovvie, nella realtà non lo sono affatto. Non per tutti, almeno.