Giorni

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Settima gru
Doubt thou the stars are fire;
Doubt that the sun doth move;
Doubt truth to be a liar;
But never doubt I love.
Hamlet, act II, scene II

Una gru per segnare ogni giorno da quando lui era partito.
Perlomeno, questa era la sua idea iniziale. Cominciò con le gru esattamente diciannove giorni dopo quel giorno sulla spiaggia, con le prime foglie che cadevano dagli alberi e una pioggerellina perfetta fuori dalla finestra.
Fece sei gru quel pomeriggio, prima di scoppiare a piangere.
Arrivò a dieci il giorno successivo, senza versare neppure una lacrima. Il terzo giorno completò le ultime sei.
Una gru al giorno, per ventisette giorni. Poi saltò un giorno, recuperò con due gru il giorno successivo. Poi ne saltò due, e riuscì a recuperare solo una settimana dopo.
Alla fine rinunciò del tutto. Faceva gru nei giorni in cui pensare non le faceva così male, in cui riusciva a ricordare senza sentirsi morire. Ci sono stati giorni in cui addirittura era riuscita a sorridere.
Un paio di volte dimenticò a che numero fosse arrivata, e dovette ricontrollare tutte le gru per cercare il numero più alto. Non poteva sbagliare, farne una in più, una in meno. Dovevano essere mille, mille esatte, mille perfette.
Non avrebbe saputo dire, poi, quando fu il momento in cui cambiò idea, quando il desiderio cambiò. Se qualcuno per assurdo gliel’avesse chiesto, non avrebbe saputo dire quando il suo voglio vederti tornare fosse diventato voglio dimenticare.
Sicuramente, pensò, doveva essere un giorno di nebbia.

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  1. Bene. Sono calmo ora. Più o meno.
    Conto e riconto, ma nei primi tre giorni Iris ha fatto una gru in più. Ventidue gru, per ventuno giorni da quando lui se n’è andato. Di certo l’immagine di un esserino fragile, con gli occhi sempre rossi, che si ranicchia nel letto in posizione fetale con dei fogli in mano, con una gru mezzo completata e delle forbici poco lontano, è ben espressa. E mi fa male al cuore immaginarla. Sai bene quanto forte sia il mio istinto paterno, ed Iris lo scatena moltissimo. Vorrei avesse avuto qualcuno che le si sedesse sul letto e le accarezzasse la testa quando era disperata, qualcuno a cui aggrapparsi per piangere fino a finir le lacrime e davanti al quale non aver problemi a mostrarsi debole e ferita. Qualcuno che l’amasse senza voler nulla in cambio.

    • Le gru sono giuste, ho rifatto i conti cinque volte.
      E qualcuno che l’amava senza voler nulla in cambio le avrebbe fatto ancora più male, come le fa male guardare l’Altro dopo aver incontrato Lui.
      In questo solo Lei.

  2. “Una gru per segnare ogni giorno da quando lui era partito.”
    Diciannove più uno più uno fanno ventuno giorni.
    Sei più dieci più sei fanno ventidue gru.
    Che poi, ad esser davvero pignoli, sembra quasi che il primo giorno ne fa sei, il secondo quattro (arrivò a dieci è ambiguo) e il terzo altre sei.

    Non conosco molto Iris, è innegabile, ma perché le avrebbe fatto più male? Che poi, ho detto volere, non accettare.

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